Il triangolo sulla lingua e l'arte di seguire gli odori: cronaca di un allenamento di mantrailing
Dal nostro inviato speciale sul campo di Rossobranco
Ci sono cani che affrontano un allenamento di mantrailing con l'atteggiamento del professionista navigato: naso a terra, passo deciso, espressione concentrata come se dovessero risolvere un caso internazionale.
E poi c'è lei.
Una piccola Schnauzer femmina grigia, con due occhi attentissimi e un particolare che nessun esperto di comunicazione canina ha ancora saputo classificare scientificamente: un simpatico triangolo nero sulla punta della lingua.
Un dettaglio estetico, certo. Ma chi l'ha vista lavorare ha ormai una convinzione:
quel triangolo non è un caso.
È una freccia.
Una piccola indicazione stradale incorporata nel cane che suggerisce al conduttore la direzione corretta in cui inserire i premi.
Perché nel mantrailing, come spesso accade nella vita, non è sempre il cane a dover essere guidato.
A volte è il cane che cerca di guidare noi.
---
Il mantrailing è una disciplina di ricerca olfattiva nella quale il cane deve individuare una persona specifica utilizzando il suo odore individuale.
Non si tratta semplicemente di "seguire una strada".
L'odore di una persona non rimane fermo come una linea disegnata sull'asfalto: si muove, si disperde, viene influenzato dal vento, dalla temperatura, dalle superfici e dall'ambiente circostante.
Il cane deve quindi interpretare un'immagine odorosa complessa.
Deve chiedersi, attraverso il naso:
"Dove potrebbe essere passata questa persona?"
e soprattutto:
"Dove posso trovare informazioni che mi aiutino a continuare la mia ricerca?"
Il compito del conduttore non è indicare la direzione, ma imparare ad ascoltare.
Ed è proprio qui che iniziano le difficoltà.
---
Durante gli allenamenti, il nostro conduttore umano vive una condizione molto particolare.
Ha studiato.
Ha osservato.
Ha letto libri.
Ha seguito corsi.
Ha guardato video di cani bravissimi che sembrano sapere sempre tutto.
Eppure, quando parte con la sua Schnauzer, dopo pochi secondi arriva il dubbio:
"Sto facendo bene?"
"Sto tenendo il guinzaglio nel modo corretto?"
"Sto andando troppo veloce?"
"Sto rallentando troppo?"
"Lei sta cercando davvero oppure sto interpretando male ogni movimento?"
Il bello del mantrailing è proprio questo: obbliga l'essere umano ad accettare che esiste un mondo di informazioni che lui non può percepire.
Il cane sente cose che noi non sentiamo.
E il lavoro del conduttore diventa imparare una nuova lingua.
Una lingua fatta di piccoli segnali:
un cambio di ritmo,
una testa che si alza,
un rallentamento improvviso,
una curva apparentemente inspiegabile,
un ritorno indietro.
---
La piccola Schnauzer sembra avere una filosofia tutta sua.
Lei cerca.
Ma ogni tanto controlla.
Perché il suo umano è importante.
Molto importante.
Non è una di quei cani che sembrano dire:
"Seguimi e non fare domande."
Lei sembra più orientata verso:
"Ho un'idea. Vieni con me. Però dimmi che ci sei."
Ed è una caratteristica interessante.
Nel mantrailing il rapporto tra cane e conduttore non è una gara a chi comanda.
È una collaborazione.
Il cane mette a disposizione il naso.
L'umano mette a disposizione esperienza, sicurezza e capacità di leggere l'ambiente.
A volte però il cane deve ricordare all'umano che il naso migliore della squadra è il suo.
---
Tra gli approcci più conosciuti nel mantrailing europeo troviamo il metodo Kocher, sviluppato dall'esperienza di Karl-Heinz Kocher.
La filosofia di fondo è semplice:
il cane è l'esperto della traccia, il conduttore è colui che deve imparare ad ascoltarlo.
Questo non significa lasciare il cane completamente libero o ignorare il ruolo umano.
Significa costruire un binomio dove il cane possa sviluppare capacità di analisi e di risoluzione dei problemi.
Secondo questo approccio, quando il cane incontra una difficoltà non dobbiamo sempre intervenire immediatamente.
Una perdita di traccia, un momento di incertezza o una scelta apparentemente strana possono essere occasioni di apprendimento.
Il cane deve avere il tempo di ragionare.
Deve poter provare strategie.
Deve poter recuperare.
Perché un buon cane da mantrailing non è quello che non perde mai la traccia.
È quello che sa ritrovarla.
---
Torniamo alla nostra protagonista.
Durante l'allenamento arriva il momento della ricerca.
Il cane annusa il riferimento odoroso.
Parte.
Fa qualche metro.
Si ferma.
Controlla.
Riparte.
Il conduttore trattiene il respiro.
"Sta andando bene?"
Lei gira leggermente la testa.
Il triangolo nero sulla lingua compare per un istante.
Una direzione.
Una risposta.
O forse solo un cane che ansima felice.
Nessuno lo sa con certezza.
Ma nel dubbio, il conduttore mette il premio proprio lì.
Perché nel mantrailing, come nella vita con i cani, impariamo presto una cosa:
non siamo noi a insegnare tutto al cane.
A volte siamo noi che dobbiamo diventare abbastanza bravi da capire cosa il cane sta già cercando di dirci.
E forse quel piccolo triangolo nero sulla lingua non indica davvero dove mettere i premi.
Forse indica una strada ancora più importante:
quella che porta a una collaborazione migliore tra due specie diverse.
© Rossobranco — Tutti i diritti riservati