Seminario sul gioco con il cane con Paolo Krstulovic a Rossobranco: relazione, motivazione e lavoro

Una giornata intensa dedicata al gioco con il cane tra lavoro pratico, gestione emotiva e relazione. Il seminario con Paolo Krstulovic presso Rossobranco ha coinvolto binomi provenienti da diverse discipline cinofile in un confronto tecnico e umano di grande valore.

C’è qualcosa di speciale che accade quando un gruppo di persone si ritrova a parlare di gioco con il cane senza fermarsi alla superficie. Lo si è percepito chiaramente durante il secondo seminario dedicato al tema, condotto da Paolo Krstulovic: una giornata intensa, concreta e sorprendentemente ricca di sfumature, capace di unire tecnica, emozione e osservazione in un unico grande campo di lavoro condiviso.

La cornice ha certamente avuto il suo peso. Gli spazi di Rossobranco, immersi nel verde e lontani dalla sensazione di “campo sportivo standard”, hanno contribuito a creare un clima rilassato ma estremamente operativo. Un ambiente che sembra favorire naturalmente l’osservazione del cane e il confronto tra persone, senza fretta e senza sovrastrutture. Non a caso diversi partecipanti arrivavano anche da fuori provincia, attratti proprio da un contesto che negli ultimi anni sta costruendo una propria identità molto riconoscibile nel panorama cinofilo.

Dopo un’introduzione iniziale che ha immediatamente catturato l’attenzione dei presenti — non la classica premessa formale, ma un vero invito a guardare il cane con occhi diversi — il seminario è entrato subito nel vivo. Nessuna teoria fine a sé stessa: cani in campo, persone coinvolte, dinamiche reali.

Uno alla volta, i binomi hanno preso spazio raccontando il proprio percorso. C’erano giovani cani ancora alla ricerca di un linguaggio di gioco, soggetti esplosivi che faticano a gestire la frustrazione, cani sensibili che trasformano lo stress in vocalizzazioni continue e altri ancora che vivono il possesso del gioco come un conflitto difficile da condividere. Ogni ingresso in campo diventava una piccola storia a sé, diversa dalla precedente ma incredibilmente collegata alle altre.

Ed è qui che il seminario ha mostrato tutta la sua profondità: il gioco non come semplice ricompensa o passatempo, ma come strumento centrale nella costruzione della relazione. Un mezzo per creare motivazione, equilibrio, ascolto reciproco e stabilità emotiva. Una chiave trasversale che accomuna discipline apparentemente lontane tra loro — dal discdog alla dogdance, dalla detection alla ricerca e soccorso, passando per hoopers, obedience e IGP — ma che trovano proprio nel gioco il loro punto d’incontro più autentico.

Tra i temi che hanno suscitato maggiore attenzione c’è stato quello della “compressione”, affrontato come elemento utile per aiutare il cane a modulare gli stati emotivi e ritrovare equilibrio senza spegnere iniziativa e motivazione. Un argomento complesso, ma reso estremamente concreto grazie al lavoro pratico sul campo: osservazioni puntuali, tempi precisi, piccoli dettagli capaci di cambiare completamente la qualità dell’interazione.

Per tutta la giornata si è respirata un’atmosfera rara: quella in cui nessuno cerca la prestazione perfetta, ma tutti cercano di capire qualcosa in più del proprio cane. E forse è stato proprio questo a rendere il seminario così coinvolgente. Non c’erano “esercizi da eseguire”, ma relazioni da leggere, adattare e costruire.

A colpire è stata anche la varietà dei partecipanti: persone provenienti da esperienze differenti, alcuni già molto avanzati nel lavoro sportivo, altri all’inizio di un percorso, ma tutti accomunati dalla stessa attenzione genuina verso il cane. Sul bordo campo si alternavano silenzi concentrati, sorrisi improvvisi e annotazioni veloci, mentre Paolo passava con naturalezza dall’analisi tecnica al dettaglio emotivo, mantenendo sempre il lavoro leggero, dinamico e accessibile.

Nel corso della giornata non sono mancati apprezzamenti per il tipo di lavoro che si sta portando avanti a Rossobranco: un approccio in cui attività sportive, crescita del binomio e benessere del cane sembrano convivere senza forzature. Un dettaglio che, osservando il livello di ascolto e di partecipazione dei binomi presenti, emergeva in maniera piuttosto evidente anche dall’esterno.

Alla fine della giornata rimaneva una sensazione precisa: il gioco, quello vero, è probabilmente una delle competenze più difficili da sviluppare davvero. Perché richiede presenza, lettura, capacità di adattarsi e anche una certa disponibilità a mettersi in discussione. Ma quando funziona, cambia completamente il modo in cui cane e persona si guardano.

E osservando i binomi uscire dal campo — stanchi, sorridenti e con mille idee nuove da provare — era evidente che qualcosa, durante quella giornata, si fosse mosso davvero.

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