Buongiorno amici, sono sempre io, SupeZafi… e oggi ho un presentimento. Di solito i miei presentimenti riguardano il frigo che si apre, oppure il profumo di pollo arrosto nel raggio di tre chilometri. Oggi no. Oggi è… diverso. Dopo l’incontro con l’albero Pino — sì, proprio lui, il tronco parlante che ti guarda dentro come se sapesse quanti biscotti hai rubato nella vita — non faccio altro che pensarci. Maurizio cammina come sempre, parlando da solo di cose da bipedi tipo “allenamento”, “educazione”, “condotta corretta”… Io invece ho le orecchie in modalità parabola: qualcosa nel Giardino chiama. Ancora. Arriviamo al solito sentiero, quello dove il guinzaglio l’ultima volta mi era “sfuggito accidentalmente” (chiamiamola così…). E proprio lì, nel punto esatto in cui avevo incontrato Pino, succede una cosa assurda. Il vento si ferma. Gli uccellini tacciono. Persino la foglia sospettosa che mi fissava da giorni smette di guardarmi male. E poi… crruuunck. Si apre un varco tra le siepi. Non grande come prima, no… più nitido. Più deciso. Come se qualcuno avesse detto: “Ok, Zafira. È il tuo turno.” Io guardo Maurizio. Maurizio guarda me. Io penso: “Non dire niente, non dire niente…” Maurizio dice: «Zafira, NO.» E allora ovviamente entro nel varco. Dentro c’è lui. Pino. Ma stavolta non è solo. Altri tronchi, più piccoli, sottili, ma vivi. Le foglie brillano come se avessero catturato la luce del sole. E una sensazione mi attraversa il petto, tipo quando il veterinario ti ascolta col fonendoscopio ma senza quella parte imbarazzante del termometro. «Benvenuta, Zafira» dice Pino con quella voce da vecchio saggio che ti fa venire voglia di prendere appunti. «È arrivato il momento.» Momento… di cosa? Io pensavo una cosa tipo: mi daranno un mantello, una medaglia, forse dei croccantini sacri? «Il Giardino deve tornare a respirare» continua lui. «E solo una creatura che vede oltre può risvegliarlo.» Io? VEDERE OLTRE? Io che inciampo sui miei stessi piedi quando sbuca un piccione? Ma non faccio in tempo a protestare: il terreno sotto di me si illumina di un verde morbido, come muschio che prende vita. Le radici dei piccoli alberi si muovono, intrecciandosi attorno alle mie zampe. Non stringono, non fanno male. Sembrano… salutarmi. Scusatemi amici, ma adesso devo interrompere, forse per la pubblicità??? A presto! .