L’origine del Giardino Incantato – Parte seconda Io e il gigantesco albero Pino ci fissavamo da… boh, un minuto? Un secolo? Col tempo degli alberi non si sa mai. Lui sembrava serio, di quella serietà legnosa che ti fa sentire piccina come una crocchetta caduta sotto il divano. «Zafira, il Giardino ti ha scelta» disse con quella voce che sembrava vento, ma con più autorità. Io pensai: “Scelta io? Quella che inciampa nelle proprie zampe quando vede un piccione?”. Pino proseguì: «Molto tempo fa, questo luogo era pieno di creature magiche. Poi… loro sono arrivati.» “Chi sarebbero ‘loro’?” chiesi, con un brivido che mi arruffò mentalmente il pelo. Le sue foglie tremarono, come quando Maurizio apre il sacchetto dei bocconcini ma poi dice: “Sono per dopo”. «I Distruttori. Bipedi che non ascoltavano, che tagliavano, calpestavano, spegnevano la magia come se fosse una lampadina.» Ehm… sguardo verso Maurizio in lontananza. Io gli voglio bene eh, però certe volte anche lui… «Ma tu sei diversa» continuò Pino. «Il Giardino ha aperto un varco quando hai tirato il guinzaglio. Ti ha riconosciuta come una guardiana.» Guardiana. Io. Suona bene. Tipo supereroe… ma con rughe buffe e zero coda. «E cosa devo fare?» Le sue radici si mossero pianissimo, come per disegnare sentieri invisibili. «Ricostruire il legame tra il nostro mondo e il vostro. E tutto comincerà quando…» Crac. Un ramo cadde vicino a me. Poi sentii: «ZAFIRAAAA! TI TROVOOOO. LO SAI, VERO?» Maurizio. Ovviamente. Il corridoio verde iniziò a richiudersi. Pino disse in fretta: «Tornerò da te. E tu dovrai essere pronta.» “Pronta per cosa?!” «Per risvegliare ciò che il tempo ha nascosto… e che tu sola puoi vedere.» E puff. Il Giardino tornò normale. Le foglie a posto, zero magia, zero voce. Maurizio arrivò trafelato. «Ma dove ti infili sempre?» Io lo guardai. Se solo sapesse. Fine seconda parte.