Quando un cane entra nella nostra vita, non conosce le nostre regole. Prima di chiedergli di rispettarle, dovremmo domandarci se gliele abbiamo davvero insegnate.
Quando un cucciolo arriva a casa, tutto cambia.
Cambiano gli orari, le abitudini, gli spazi. Cominciamo a fare attenzione alle porte aperte, alle scarpe abbandonate in corridoio, agli oggetti lasciati troppo in basso. Improvvisamente scopriamo quante cose, nella nostra quotidianità, davamo per scontate.
Ma c'è qualcuno per il quale il cambiamento è ancora più grande: il cane.
È appena entrato in un mondo sconosciuto, popolato da esseri umani di cui non comprende ancora parole, gesti e intenzioni. Ogni stanza contiene odori nuovi, ogni oggetto è una scoperta, ogni esperienza può essere una sorpresa.
Il divano? Per noi è un mobile sul quale magari non vogliamo che salga. Per lui è un posto morbido, rialzato, vicino alle persone.
Una scarpa? Per noi è qualcosa di costoso, magari indispensabile per andare al lavoro il mattino successivo. Per lui è un oggetto interessante, impregnato del nostro odore e perfetto da mordicchiare.
Il tappeto del soggiorno? Per noi è un posto nel quale non deve assolutamente fare pipì. Per lui è semplicemente una superficie, mentre sta ancora imparando a riconoscere e gestire i propri bisogni.
Noi conosciamo già tutte le regole di questo mondo. Lui non sa nemmeno che esistano.
Ed è proprio qui che, molto spesso, cominciano le incomprensioni.
E se fosse il cane a raccontare la storia?
Nel capitolo dedicato al Carro de Il Libro Segreto degli AR-Cani, ho scelto di fare qualcosa di particolare: lasciare che fosse il Matto a raccontare.
Il Matto è un giovane pastore svizzero bianco, protagonista del viaggio che attraversa il romanzo. Fino a quel momento lo abbiamo osservato dall'esterno. Nel capitolo del Carro, invece, possiamo finalmente ascoltare la sua voce.
Ci racconta i primi giorni nella casa del Mago, l'essere umano che ha deciso di portarlo con sé.
Per il Mago, quei giorni sono un susseguirsi di piccoli disastri. Il cucciolo sale sul divano, prende gli oggetti, sporca il tappeto, sembra non ascoltare nulla.
Ogni giornata porta un nuovo problema. E, insieme ai problemi, cresce la sensazione che quel cane proprio non voglia capire.
Ma ascoltando il Matto scopriamo una storia completamente diversa.
Lui non sta sfidando nessuno. Non vuole disobbedire, né ha deciso di trasformare la casa in un campo di battaglia.
Sta semplicemente cercando di capire come funziona quel mondo.
A volte un suo comportamento provoca una carezza, altre volte un rimprovero. Qualcosa che ieri faceva sorridere oggi scatena la rabbia. Quello che sembrava permesso diventa improvvisamente proibito.
Il Matto prova, osserva, riprova. Ma non riesce a trovare una logica nelle reazioni del suo umano.
E diventa sempre più confuso.
Ho voluto raccontare quella parte del romanzo attraverso i suoi occhi perché, nel lavoro quotidiano di educatore, incontro continuamente storie simili.
Persone che arrivano al campo raccontando ciò che il loro cane non fa, oppure ciò che continua a fare nonostante i rimproveri.
«Non torna quando lo chiamo.»
«Tira continuamente al guinzaglio.»
«Salta addosso a tutti.»
«Abbaia agli altri cani.»
«Non sta mai fermo.»
Sono difficoltà reali, che possono complicare molto la convivenza. Non dobbiamo ignorarle.
Ma c'è una differenza enorme tra avere un comportamento da modificare e avere un cane da aggiustare.
Il cane non è un oggetto difettoso. E soprattutto non possiamo partire dal presupposto che conosca già la risposta giusta e scelga deliberatamente quella sbagliata.
Dietro ogni comportamento c'è una ragione
Quando osserviamo un cane, vediamo quello che fa. Molto più difficile è comprendere perché lo stia facendo.
Un cane tira al guinzaglio. Ma cosa c'è dietro?
Potrebbe essere eccitato, curioso, spaventato. Potrebbe voler raggiungere qualcosa oppure allontanarsene. Potrebbe semplicemente non aver ancora imparato a muoversi insieme a noi.
Un cane abbaia. Sta cercando di allontanare una minaccia? Vuole raggiungere qualcuno? È frustrato? È talmente attivato da non riuscire a trovare un'altra risposta?
Un cucciolo distrugge un oggetto. Sta esplorando? Ha bisogno di masticare? È annoiato, stanco, oppure non gli abbiamo offerto nulla di altrettanto interessante?
Lo stesso comportamento può avere significati completamente diversi.
E due cani che fanno apparentemente la stessa cosa potrebbero aver bisogno di interventi educativi molto differenti.
Per questo, prima di chiederci:
«Come faccio a impedirgli di farlo?»
Dovremmo provare a domandarci:
«Perché, proprio in questo momento, il mio cane sta facendo questa cosa?»
Non per giustificare qualsiasi comportamento. E nemmeno per rinunciare a modificarlo.
Ma perché, se vogliamo insegnare qualcosa, dobbiamo prima capire a chi stiamo insegnando e quali informazioni possiede.
Comprendere non significa permettere tutto
A volte, quando si parla di ascoltare il cane e rispettarne il punto di vista, qualcuno immagina un'educazione senza regole, nella quale l'animale può fare tutto ciò che desidera.
È un equivoco.
Comprendere il cane non significa rinunciare alle regole. Significa metterlo nelle condizioni di impararle.
Se non vogliamo che salga sul divano, possiamo offrirgli un posto altrettanto piacevole nel quale riposare vicino a noi.
Se non vogliamo che prenda le scarpe, possiamo inizialmente tenerle fuori dalla sua portata e insegnargli quali oggetti può mordere.
Se vogliamo che faccia i bisogni fuori casa, dobbiamo accompagnarlo spesso, osservare le sue necessità e valorizzare i progressi.
Se desideriamo che torni quando lo chiamiamo, dobbiamo costruire un richiamo interessante e affidabile, prima di utilizzarlo soltanto per interrompere le attività che gli piacciono.
Il punto è semplice, ma fondamentale:
Dire a un cane cosa non deve fare non equivale a insegnargli cosa dovrebbe fare.
Se ci limitiamo ai divieti, lo costringiamo a procedere per tentativi. Se gli mostriamo alternative chiare, gli offriamo la possibilità di imparare a scegliere.
E questo cambia profondamente il significato dell'educazione.
Le regole possono diventare una forma di sicurezza
Immaginiamo di vivere in una casa nella quale le regole cambiano continuamente.
Un giorno possiamo sederci sul divano, quello successivo veniamo rimproverati. A volte qualcuno ci accoglie con entusiasmo, altre volte lo stesso comportamento provoca fastidio.
Non sarebbe facile sentirsi sicuri.
Per il cane non è molto diverso.
La coerenza delle persone con cui vive gli permette di prevedere ciò che accadrà, di comprendere quali comportamenti funzionano e di orientarsi nella quotidianità.
Questo non significa essere rigidi, controllare ogni movimento o trasformare la casa in una caserma.
Significa essere comprensibili.
Pensiamo al cucciolo che salta addosso per salutare.
Quando è piccolo ci fa sorridere. Lo accarezziamo, gli parliamo, magari lo incoraggiamo senza rendercene conto. Poi cresce, diventa più pesante, e improvvisamente quello stesso saluto non ci piace più.
Ma dal suo punto di vista cosa è cambiato?
Oppure pensiamo al richiamo.
Se ogni volta che torna da noi gli mettiamo il guinzaglio, interrompiamo il gioco o lo portiamo via da qualcosa di interessante, quale significato finirà per attribuire al nostro invito?
Il cane impara continuamente.
Impara anche quando non stiamo facendo una lezione. Anche quando non abbiamo pronunciato un comando. Anche quando pensiamo di non avergli insegnato nulla.
Ogni nostra reazione può diventare un'informazione. Ogni abitudine può trasformarsi in un insegnamento.
Ed educare significa assumersi la responsabilità anche di ciò che comunichiamo involontariamente.
Il Carro: imparare a procedere insieme
Nei Tarocchi Cinofili, il Carro è rappresentato da un cane da traino che corre sulla neve trascinando una slitta.
È un'immagine di forza, energia, volontà. Ma soprattutto è un'immagine di collaborazione.
Il cane possiede la capacità e il desiderio di muoversi. L'essere umano può contribuire a indicare una direzione.
Nessuno dei due, però, può costruire un vero viaggio condiviso ignorando completamente l'altro.
Nel romanzo, la relazione tra il Matto e il Mago comincia a cambiare quando arriva Aida.
Aida non porta formule magiche. Non promette di trasformare il cucciolo in un animale diverso, né di cancellare la sua curiosità e la sua energia.
Porta qualcosa di molto più utile: chiarezza.
Aiuta il Mago a formulare richieste comprensibili, a utilizzare meglio il corpo e la voce, a riconoscere i comportamenti desiderati e a proporre attività nelle quali il cucciolo possa esprimersi.
Il cambiamento non è immediato.
Perché non è soltanto il Matto a dover imparare.
Anche il Mago deve cambiare il proprio modo di comunicare.
Poco alla volta il cucciolo comincia a comprendere ciò che gli viene chiesto. E il suo umano comincia finalmente a vedere ciò che il cane sta cercando di raccontargli.
Non sono più due individui che sembrano ostacolarsi continuamente.
Cominciano a muoversi nella stessa direzione.
Ed è proprio questa una delle immagini dell'educazione che amo di più.
Non un cane che esegue e una persona che comanda, ma due individui che imparano a conoscersi e a collaborare.
A scuola, in fondo, ci andiamo anche noi
Quando una persona decide di iniziare un percorso educativo, spesso pensa di iscrivere il proprio cane a un corso.
In realtà, anche l'essere umano ha moltissimo da imparare.
Deve imparare a osservare prima di intervenire. A riconoscere i segnali più piccoli, senza aspettare che il cane sia costretto a manifestare un disagio in maniera evidente.
Deve imparare a distinguere un comportamento che il cane non conosce ancora da qualcosa che, in quel momento, non è in grado di fare.
A costruire richieste graduali, a scegliere ambienti adatti, a riconoscere quando sta pretendendo troppo.
E soprattutto deve imparare a comunicare meglio.
Perché un percorso educativo non dovrebbe limitarsi a consegnarci qualche comando da utilizzare nella vita quotidiana.
Dovrebbe renderci più capaci di leggere il nostro cane.
Quando cominciamo a osservarlo davvero, molte cose cambiano significato.
Quello che sembrava un rifiuto può rivelarsi una difficoltà.
Quello che chiamavamo testardaggine può essere confusione.
Quello che interpretavamo come dispetto può essere un comportamento che, senza accorgercene, abbiamo incoraggiato decine di volte.
Cambiare punto di vista non risolve magicamente ogni problema.
Ma spesso ci permette di cominciare ad affrontarlo dalla direzione giusta.
Provare a pensare un po' più da cane
Non possiamo sapere esattamente cosa pensa un cane. E sarebbe un errore attribuirgli automaticamente intenzioni e ragionamenti umani.
Possiamo però fare uno sforzo importante: provare a osservare il mondo partendo dalle informazioni che possiede lui.
Prima di intervenire, chiediamoci:
- Che cosa sta vedendo, ascoltando o annusando?
- Quali esperienze ha già vissuto?
- La nostra richiesta è davvero comprensibile?
- L'ambiente gli permette di rispondere come vorremmo?
- Gli abbiamo insegnato un comportamento alternativo?
- Siamo stati coerenti con ciò che gli abbiamo insegnato?
Sono domande semplici, ma possono cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo una difficoltà.
E possiamo cominciare a porcele fin dal primo giorno di convivenza.
Non dobbiamo insegnare immediatamente tutto. Dobbiamo piuttosto costruire un ambiente nel quale il cane possa orientarsi, sperimentare, riposare, imparare e, naturalmente, anche sbagliare.
Sbagliare senza essere considerato sbagliato.
Perché vivere con un cane non significa soltanto insegnargli a stare nel nostro mondo.
Significa avere la curiosità di affacciarci nel suo.
E la pazienza di costruire, giorno dopo giorno, un linguaggio che appartenga a entrambi.

