Si è concluso il secondo weekend del corso per istruttori di Detection Legacy. Due giornate intense, ricche di cani da osservare, situazioni da interpretare, decisioni da prendere e nuovi strumenti da portare a casa.

Un fine settimana pensato per accompagnare i corsisti in un passaggio fondamentale: smettere, almeno per qualche ora, di lavorare soltanto con il proprio cane e cominciare a guardare davvero ciò che accade all’interno di un altro binomio.

Il sabato: osservare, capire e imparare a spiegare

La mattinata di sabato è stata dedicata ai T.R.E.: occasioni preziose per osservare cani diversi, leggere ciò che stava accadendo e ragionare sulle possibili soluzioni.

Il lavoro è poi proseguito con una lezione riservata ai corsisti, durante la quale abbiamo approfondito uno degli aspetti più importanti e delicati dell’insegnamento della Detection: come costruire e trasmettere i diversi tipi di segnalazione.

Conoscere un esercizio, infatti, non significa ancora saperlo insegnare. Un istruttore deve riuscire a osservare il cane e il conduttore, individuare il punto su cui intervenire e proporre un percorso comprensibile, sostenibile e adatto a quel particolare binomio.

La domenica: una lezione vera

Domenica è arrivato il momento di mettere in pratica quanto affrontato fino a quel momento.

I nove corsisti hanno gestito una vera sessione di lavoro, seguendo due allievi ciascuno: 18 binomi, ognuno con caratteristiche, necessità e domande differenti.

Per un’ora e mezza i futuri istruttori hanno dovuto osservare, ragionare, scegliere cosa proporre e accompagnare cani e conduttori nel lavoro. Non più soltanto corsisti impegnati con il proprio cane, quindi, ma persone responsabili dell’esperienza e dell’apprendimento di qualcun altro.

Quando il tempo è terminato, la sensazione è stata condivisa: sembrava fosse passato troppo in fretta.

È probabilmente uno dei riscontri migliori che potessimo ricevere. Gli allievi avrebbero voluto continuare, i corsisti avrebbero desiderato avere ancora tempo per lavorare e confrontarsi. Cani, conduttori e aspiranti istruttori hanno concluso la sessione soddisfatti e con la testa piena di nuovi spunti.

Imparare anche da ciò che non funziona

Il corso non si è fermato con la fine delle lezioni pratiche.

Il pomeriggio è proseguito con un confronto preciso sul lavoro svolto: cosa aveva funzionato, quali scelte potevano essere più efficaci, dove sarebbe stato utile osservare più a lungo e come rendere le indicazioni ancora più chiare per gli allievi.

Non si diventa istruttori imparando una raccolta di risposte corrette. Si cresce imparando a leggere ciò che si ha davanti, formulare ipotesi, verificare le proprie scelte e, quando serve, cambiare strada.

Ogni lezione presenta un cane, una persona e una situazione diversa. Il compito dell’istruttore non è applicare automaticamente un esercizio, ma comprendere ciò che sta accadendo e costruire un percorso coerente per quel binomio.

Verso l’ultimo weekend

Ora manca soltanto l’ultimo appuntamento, previsto a ottobre.

Affronteremo le prove di grado 3 e approfondiremo ulteriormente la gestione di una lezione. Sarà l’occasione per riordinare quanto appreso durante il percorso, consolidare metodo e capacità di osservazione e prepararsi al momento conclusivo.

La domenica sarà il giorno dell’esame.

Ci arriveremo dopo un percorso impegnativo, con molte energie spese e probabilmente qualche neurone da recuperare. Ma anche con una consapevolezza diversa rispetto al primo incontro.

L’obiettivo non è formare istruttori capaci di ripetere risposte già preparate. È formare persone capaci di osservare, ragionare, farsi domande e accompagnare ogni binomio nella ricerca della propria soluzione.

Il secondo weekend ci ha mostrato che la direzione è quella giusta.

Adesso resta l’ultimo pezzo di strada. 🐾