Il morso come linguaggio naturale: a Rossobranco una giornata che lascia il segno

Certe giornate non si limitano a riempire un calendario: costruiscono memoria. Il seminario del 1° marzo a Rossobranco è stato una di quelle esperienze che, a fine giornata, si percepiscono nella postura delle persone e nello sguardo dei cani.

Sold-out. Tutti i posti per i binomi occupati, più diversi uditori attenti, curiosi, partecipi. Ma il dato numerico è solo un dettaglio: ciò che ha davvero colpito è stata la qualità dell’energia in campo.

Il morso come movimento naturale

Al centro della giornata, il lavoro e la visione di Nicola Menin, che ha raccontato il suo modo di intendere il morso: non come gesto tecnico isolato, ma come movimento naturale della mascella, patrimonio di ogni cane.

Dal cane da caccia a quello da riporto, fino al cane da utilità e difesa, il morso attraversa razze e attitudini come espressione funzionale, istintiva, evolutiva. Un linguaggio, prima ancora che un esercizio.

La mattinata è iniziata con una parte teorica solida, chiara, capace di mettere ordine nei concetti. Poi il campo ha preso vita: prima i conduttori più esperti, poi via via chi aveva meno esperienza, fino a chi si affacciava per la prima volta a questo tipo di lavoro. Una progressione rispettosa, coerente, quasi pedagogica.

Scar, l’emozione e la prova

Nel pomeriggio, un momento che molti ricorderanno a lungo: una dimostrazione con Scar, il Malinois di Nicola. A condurlo — alla sua prima esperienza con quel cane e con prove ispirate al Mondioring — è stato Gab.

Qualche imperfezione, certo. Ma proprio lì stava la bellezza: comandi non abituali, contesto nuovo, richieste diverse. Un banco di prova autentico. Il pubblico ha trattenuto il fiato, poi ha sorriso. Perché il lavoro vero non è mai esibizione sterile: è dialogo, adattamento, crescita.

Ogni cane una storia

Il cuore più profondo della giornata, però, è arrivato quando ci si è presi tempo. Tempo per raccontare ogni cane: il suo background, il suo carattere, le sue sensibilità. Tempo per ascoltare i desideri dei conduttori, trasformati in obiettivi concreti.

A ogni binomio è stata proposta un’attività personalizzata, costruita su misura. Poi le conclusioni di Nicola: lucide, centrate, professionali. Non giudizi, ma letture. Non formule standard, ma direzioni di lavoro.

Infine, un secondo giro per tutti: consolidare, osservare, percepire i progressi. E i progressi c’erano. Nei dettagli, nelle posture, nella qualità della concentrazione.

Differenze, prospettive, consapevolezza

Non è mancato un approfondimento sulle differenze tra IGP, Mondioring e le altre attività legate al morso e all’utilità e difesa. Non un confronto competitivo, ma culturale. Comprendere le specificità significa ampliare lo sguardo, scegliere con maggiore consapevolezza il proprio percorso.

A fine giornata la sensazione era chiara: i cani avevano potuto esprimere una parte importante di sé. I conduttori avevano acquisito strumenti, prospettive, sicurezza. E Nicola aveva avuto lo spazio per trasmettere la sua visione con autenticità.

Sui campi di Rossobranco campeggia uno slogan: Conoscenza, Consapevolezza, Passione.

Raramente tre parole sono sembrate così aderenti alla realtà vissuta.


E adesso si cambia… senza cambiare spirito

Domenica 8 marzo il focus si sposterà su un’altra disciplina, diversa nella forma ma animata dallo stesso amore per il cane: il Treibball.

Dalla gestione del morso alla conduzione a distanza, dal lavoro di attivazione alla spinta delle grandi palle colorate: cambia il linguaggio tecnico, resta identica la filosofia.

Anche nel Treibball troviamo relazione, precisione, ascolto, progettualità. Un altro modo per valorizzare le competenze naturali del cane e rafforzare il dialogo con il conduttore.

Se il 1° marzo è stato un viaggio dentro l’istinto e la sua evoluzione consapevole, l’8 marzo sarà un’esplorazione del movimento coordinato e della collaborazione a distanza.

Stessa passione. Stesso rispetto. Stessa voglia di crescere insieme.

E dopo una giornata come quella appena vissuta, è difficile non sentirsi parte di qualcosa che va oltre il singolo seminario: un percorso, una comunità, una visione condivisa.