Al tempo il suo nome era Bennet Bluestar. Un nome bello, elegante. Ma non era il suo.

È arrivata da noi in pieno Covid, in uno di quei momenti in cui il mondo era fermo e le strade erano vuote. Nessuno poteva uscire, nessuno poteva incontrarsi. Per una coincidenza fortunata l’allevatrice poteva passare davanti a casa nostra tornando al suo negozio, e così quella cucciola di tre mesi e mezzo è scesa da una macchina in un mondo che per lei era già troppo grande.

Sapevamo delle sue paure. Le avevamo viste in un video. Era spaventata da quasi tutto: dai sassi, dal vento, da ciò che si muoveva, da ciò che non si muoveva. Ogni cosa era nuova. Ogni cosa era una minaccia.

Come molti cuccioli nati in quel periodo sospeso, aveva pagato il prezzo della mancanza di socializzazione. Non era colpa sua. Non era colpa di nessuno. Ma era così.

La nostra speranza aveva un nome: Red.


Red e la prima magia

Siamo rimasti con lei in giardino per un’oretta, per farle prendere confidenza. Poi abbiamo fatto uscire Red. Tre anni. Pastore australiano. Carattere importante. Presenza importante.

Appena l’ha vista le è corso incontro.

Lei si è spaventata. Ha provato a scappare. Ha pianto. Si è fatta la pipì addosso.

Red ha inquadrato la situazione in una frazione di secondo. E lì è successo qualcosa che ancora oggi, quando ci penso, mi emoziona.

Ha iniziato a rincorrerla. A far finta di rincorrerla.

Correva facendo finta di correre. Cercava di non raggiungerla. La pressione era quella del “adesso ti prendo”, ma senza mai prenderla davvero. Lei scappava con tutte le sue forze, per tutto il giardino. Ha provato di tutto. Ma lui sembrava inarrestabile.

Dopo circa venti minuti era esausta.

E lì la magia.

Red ha rallentato. Sempre guardandola. Fino a fermarsi. Lei si è fermata, senza fiato, cercando di capire cosa sarebbe successo.

Red, mooolto lentamente, ha iniziato a voltarsi. Fino a darle le spalle.

Lei lo guardava, ormai più incuriosita che terrorizzata.

E poi lui ha iniziato a correre… nella direzione opposta.

Cosa poteva fare lei?

Una sola cosa.

Rincorrerlo.

Red scappava, scappava… fino a farsi raggiungere.

Magia. Magia pura.

In quei minuti qualcosa si è sbloccato. Le paure non erano sparite per sempre, ma avevano trovato un primo argine. Da quel momento Red è diventato la sua guida. Il suo punto di riferimento. La sua fonte di ispirazione.


Da Bennet a Lagertha

Bennet non ci piaceva. Significa “Benedetto”. Troppo dolce, troppo lineare per lei.

Volevamo un nome forte. Un nome che fosse una dichiarazione di intenti. E così è diventata Lagertha, la leggendaria skjaldmær norrena. Una guerriera.

Perché dietro quegli occhi un po’ insicuri c’era già una forza che aspettava solo di essere scoperta.

Crescendo insieme abbiamo imparato a gestire le sue preoccupazioni. Lei ha imparato a fidarsi. E ad affidarsi.

Quando lavora non sente paura. Quelle sono cose a cui si pensa dopo, a risultato raggiunto. Nel lavoro trova centratura. Direzione. Chiarezza.

Da Red ha imparato a gestire i cani. Non ha le sue doti naturali, ma ha imparato a fermare cani molto più grossi di lei. A non farsi mettere le zampe in testa. Anzi, se ha la giornata no… è meglio starle lontano.

In quei casi la sua attività preferita è sfogarsi su Naboo, il più giovane del branco. E lui, con grande passione, subisce.


La mia compagna di lavoro

Per me, come educatore, avere Lagghy vicino è un privilegio enorme.

Se qualcuno ha una brutta giornata, dieci minuti con lei possono cambiarla. Riesce a distrarti. A riportarti nel presente. Un po’ è il suo sangue da pet therapy. Un po’ è la sua voglia di fare. E molto è il suo pretendere che le cose vengano fatte bene.

Se la sentite abbaiare, spesso è perché si lamenta di chi conduce. Probabilmente ha sbagliato qualcosa. Altre volte abbaia perché è lei stessa ad aver sbagliato. E questa, per me, è una delle sue qualità più grandi: pretende tanto dagli altri, ma ancora di più da sé stessa.

Lagertha non è stata la cucciola facile. Non è stata la cucciola “perfetta”.

È stata quella che ci ha chiesto di esserci davvero. Di ascoltare. Di aspettare. Di meritare la sua fiducia.

E forse è per questo che le voglio un bene dell’anima.

Perché la magia non è quando tutto è semplice. La magia è quando qualcosa di fragile decide di diventare forte.

E io ho avuto il privilegio di vedere quella trasformazione, giorno dopo giorno, correndo in un giardino, mentre una cucciola spaventata imparava che il mondo… forse… si può rincorrere.