Ci sono giornate che non servono a “imparare esercizi”, ma a rimettere a fuoco lo sguardo. Il seminario sul gioco come strumento cinofilo, appena concluso a Rossobranco con Paolo Krstulovic, è stato esattamente questo: un momento di osservazione, confronto e lavoro reale sul campo.

La mattinata si è aperta con circa un’ora di teoria essenziale. Pochi concetti, ma ben ancorati alla pratica: il gioco non è un riempitivo, non è un automatismo e non è solo divertimento. È un linguaggio relazionale, che va costruito, mantenuto e soprattutto letto.

A seguire, il lavoro in campo. Un cane alla volta, un binomio alla volta, senza scorciatoie.

L’attenzione non era rivolta a “far giocare il cane”, ma a osservare come il gioco prende forma: come il cane arriva al gioco, quali sono le sue abitudini, cosa lo attiva davvero, quanto è centrale l’oggetto e quanto lo è invece il conduttore che consente l’accesso al gioco.

Per ogni binomio, Paolo ha messo in evidenza punti di attenzione specifici, individuando rigidità, mancanze o opportunità di sviluppo, e suggerendo direzioni di lavoro concrete, sempre coerenti con il cane che aveva davanti.

Il tema centrale è emerso con grande chiarezza: 👉 non è sufficiente vedere un cane che gioca.

È necessario chiedersi perché gioca. Lo stimolo principale è l’oggetto? Oppure la relazione che passa attraverso l’oggetto? Il cane cerca il gioco in sé o il partner di gioco?

Queste differenze, spesso sottovalutate, sono fondamentali quando il gioco viene utilizzato come strumento di relazione, di motivazione o come premio all’interno di un percorso di lavoro.

Come tecnico del campo, assistere alla varietà di stili, attitudini ed equilibri emotivi è stato estremamente formativo. Cani diversi, con storie ed esperienze diverse, ma tutti messi nella condizione di essere osservati e letti, non corretti in modo standardizzato.

Un ringraziamento sincero va ai veri protagonisti della giornata, per la pazienza che hanno con noi poveri umani e per la voglia di mettersi in gioco, ognuno con il proprio stile:

Joy, Miele, Margot, Polly, Ercole, Jemma, Yuma, Rex, Belle, Tyson, Giotto e Fiona.

E naturalmente grazie a Paolo Krstulovic per la capacità di osservazione, la chiarezza e l’approccio concreto che ha dato valore a ogni singolo binomio.


Continuità, non evento singolo

Questo seminario non è stato un punto di arrivo, ma un passaggio. Il lavoro sul gioco come strumento di relazione continuerà il 10 maggio, con una nuova giornata dedicata allo stesso tema, pensata per chi ha partecipato oggi e per chi vuole iniziare questo percorso con maggiore consapevolezza.

Nei prossimi mesi, inoltre, affronteremo temi strettamente collegati anche in ambiti diversi: il 1° marzo a Rossobranco si terrà lo stage sul morso con Nicola Menin, figurante di IGP, in cui lavoreremo sul concetto di “morso consapevole”. Anche in questo caso, relazione, intenzionalità e lettura del cane saranno al centro del lavoro, in continuità con quanto visto oggi sul gioco.

Rossobranco continua a proporre momenti di formazione che non cercano scorciatoie, ma strumenti di lettura e di lavoro reali. Chi c’era oggi lo sa. Chi verrà, lo scoprirà.